Il re deve morire

perché la nazione deve vivere.

Robespierre

Oggi mi sono imbattuto in un editoriale di Gramellini sul Corriere della Sera, editoriale dal titolo “L’inutile conflitto con l’Europa”.

Ho già in altri post scritto che mi piace Gramellini, il suo modo di scrivere, la sua acutezza, anche se io – nel mio piccolo – alcune volte non condivido alcuni suoi pensieri. Anche nel caso dell’editoriale di oggi Gramellini mi ha lasciato perplesso; o, forse, mi ha solo fatto pensare.

Elogio della sudditanza

Cito il passaggio che mi ha maggiormente colpito: “…un Paese fragile e indebitato come l’Italia non si può permettere un conflitto con l’Europa. Non ha appreso la lezione che avrebbe dovuto apprendere quando finì all’opposizione: il governo Pd/5 Stelle fu allora reso possibile dal fatto che i 5 Stelle, solo poco tempo prima, erano andati a Canossa. Avevano votato, nel Parlamento europeo, a favore della elezione dell’attuale presidente della Commissione. Si erano comportati come se fossero un normale partito di establishment. Senza quell’atto l’attuale governo non sarebbe mai nato.”.

L’establishment (sic!)

Ciò che Gramellini dice corrisponde a mio avviso a verità. Ma è una verità che mi disgusta. Il principio – mi sembra – è che il governo sia stato reso possibile da un “atto di sottomissione” dei politici italiani all’establishment. Innegabile.

Ma atto di sottomissione a quale establishment? Un establishment molto diverso da quell’Europa che era stata immaginata dai padri fondatori dell’Unione. Quella attuale è un’Europa costituita da una somma di particolarismi ed egoismi, dove le regole vengono interpretate, piegate, sulla base delle posizioni del più forte.

Dove un Paese che basa la sua unica fortuna sul dumping fiscale, l’Olanda, si arroga il diritto di insegnare la vita a Paesi che lo mantengono consentendo il drenaggio delle proprie risorse fiscali.

Un’Europa dove i vincoli di bilancio esistono solo per i Paesi “poco virtuosi”, laddove quelli ricchi e “virtuosi” (Germania docet) violano bellamente le disposizioni sul surplus di bilancio (ovviamente a danno dei Paesi meno ricchi) senza tema di essere sanzionati.

Un’Unione dove un Paese (Francia) che insegna i principi della solidarietà ai razzisti cugini d’oltralpe (gli Italiani, ovviamente) riesce a destabilizzare il teatro libico in una assurda guerra del petrolio e creare quei flussi di poveri disgraziati che sbarcano in Italia e vengono rudemente rifiutati alle frontiere francesi.

Un’Europa dove le regole antitrust vengono gestite (gestite, non applicate) secondo i desiderata dei paesi più forti (tra i quali, sorpresa, non c’è l’Italia).

Un’ Europa piegata al potere della finanza e non retta sulla solidarietà, disinteressata del destino dei propri cittadini.

Schiavi come in un gioco di bondage

Bene, è a questo establishment che bisogna inginocchiarsi, in un atto di deferente omaggio del nostro Paese a potenze straniere?

So che nei fatti è così. So che il nostro Paese, grazie all’inanità dei suoi politici (e, alla fin fine, dei suoi cittadini), di tutti i suoi politici attuali tranne rarissime eccezioni, piangerà lacrime amare e conoscerà nuove forme di sudditanza.

Neanche questa pandemia ha fermato la cialtroneria dei nostri “rappresentanti” (ironico), che preferiscono attaccarsi per affermare sterili logiche di partito anziché unirsi per difendere la nazione; salvo poi “appattarsi” quando ci sono in gioco spartizioni di poltrone. Una tale assenza di morale e di principi che mi fa dubitare che possano solo essere incapaci; probabilmente hanno tornaconti che non immaginiamo.

Ma quanto vorrei un atto di orgoglio italiano.

Parliamoci chiaro: alla fin fine scopriremo di essere diventati molto più poveri. La nostra situazione sarà molto peggiore rispetto a quanto ora ci immaginiamo. E su di noi veglieranno i teneri Rutte, la dolce Merkel, l’amorevole troika.

E non saremo felici di aver nel passato dato in mano a questi avvoltoi la pesante catena con la quale ci legheranno.

Quanto aveva ragione il Manzoni!

Povera Italia! E povero mondo!

The king must die

because the nation must live.

Robespierre

Today I came across an editorial by Gramellini on Corriere della Sera, an editorial entitled “The unnecessary conflict with Europe”.

I have already written in other posts that I like Gramellini, his way of writing, his acuteness, even if I – in my own small way – sometimes do not share some of his thoughts. Even in the case of today’s editorial, Gramellini has left me perplexed; or maybe it just made me think.

Praise of subjection

I quote the passage that struck me most: “… a fragile and indebted country like Italy cannot afford a conflict with Europe. It did not learn the lesson it should have learned when it ended up in the opposition: the PD/5 star government was then made possible by the fact that the 5 stars had only recently gone to Canossa. They had voted in the European Parliament for the election of the current President of the Commission. They had acted as if they were a normal establishment party. Without that act, the current government would never have been born.

The establishment (sic!)

In my opinion, what Gramellini says is true. But it is a truth that disgusts me. The principle – it seems to me – is that the government was made possible by an “act of submission” of Italian politicians to the establishment. Undeniable.

But an act of submission to which establishment? A very different establishment from that of Europe that had been imagined by the founding fathers of the Union. The current one is a Europe made up of a sum of particularisms and egoisms, where the rules are interpreted, folded, based on the positions of the strongest.

Where a country that bases its only fortune on tax dumping, the Netherlands, claims the right to teach life to countries that maintain it by allowing the drainage of their tax resources.

A Europe where budget constraints exist only for “poorly performing” countries, whereas wealthy and “virtuous” ones (Germany docet) beautifully violate the provisions on budget surplus (obviously to the detriment of the less wealthy countries) without fear of being sanctioned.

A Union where a country (France) that teaches the principles of solidarity to the racist cousins ​​from beyond the Alps (the Italians, of course) manages to destabilize Libyan theater in an absurd oil war and creates those streams of poor wretches who land in Italy and are roughly rejected at the French borders.

A Europe where antitrust rules are managed (managed, not applied) according to the wishes of the strongest countries (among which, surprisingly, there is no Italy).

A Europe bent on the power of finance and not directed towards solidarity, disinterested in the fate of its citizens.

Slaves like in a bondage game

Well, is it to this establishment that we must kneel, in an act of deferential homage of our country to foreign powers?

I know that’s the way it is. I know that our country, thanks to the inanity of its politicians (and, ultimately, its citizens), of all its current politicians save very few exceptions, will cry bitter tears and know new forms of subjection.

Not even this pandemic has stopped the slob behavior of our “representatives” (ironic), who prefer to attack reciprocally to affirm sterile party logics rather than unite to defend the nation; except then “getting stuck” when there are armchairs partitions at stake. Such an absence of morals and principles that makes me doubt that they can only be incapable; they probably have payoffs that we don’t imagine.

But how much I would like an act of Italian pride.

Let’s face it: in the end we will discover that we have become much poorer. Our situation will be much worse than we imagine now. And the tender Rutte, the sweet Merkel, the loving troika will watch over us.

And we will not be happy to have given in the past these vultures the heavy chain with which they will bind us.

How right Manzoni was!

Poor Italy! And poor world!

 

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