Il problema non è la disobbedienza,

il problema è l’obbedienza.

Howard Zinn

Come intendiamo la vita di un vero biker? Quello del nostro immaginario collettivo, intendo. Quello che cavalca libero, inseguendo il sole e fregandosene della pioggia.

Penso che condividiate che immaginiamo una motocicletta carica di uno zaino e una tenda, guidata da un biker che se ne frega delle apparenze, coraggioso abbastanza da viaggiare senza una vera meta che non sia il viaggio in sé stesso, che guida di giorno o di notte a seconda delle sensazioni del momento. Una persona con le sue leggi, regole ben precise e spesso migliori di quelle che la cosiddetta “società civile” impone.

Eventualmente che fa parte di un gruppo le cui regole sono poche, chiare, precise e condivise; e se non le si condivide, se ne esce senza troppi problemi.

Tra queste regole vi è la “fratellanza”, che – tra l’altro – impone il rispetto e l’aiutare un fratello (o un altro biker sulla strada) in difficoltà.

Perché faccio queste considerazioni?

Ho appena terminato un libro che già dal titolo mi ha entusiasmato: “Disobbedire” di Frédéric Gros[1].

Vi ricorderete un post di qualche giorno fa dove mi ponevo il problema delle mille storture di questo mondo e la mia amarezza sul fatto che non riuscissimo a esprimere un forte rifiuto di questo andazzo. Poi, mi è capitato tra le mani questo testo, e mi ha entusiasmato.

Si apre citando una provocazione di Wilhelm Reich: “Il vero problema non è sapere perché la gente si ribella, ma perché non si ribella.”.

L’Autore rimarca come il mondo che NOI abbiamo costruito (o acconsentito a che fosse costruito non ribellandoci) presenti diversi motivi che giustificherebbero una nostra ribellione:

  • le ingiustizie sociali sempre più marcate, giustificate solo dalla scienza dei numeri, del profitto e dalle tabelle Excel i cui algoritmi sono in mano di una ristretta élite, che quindi può fondare sulla fredda oggettività di un computer le proprie decisioni anche più terribili;
  • la distruzione dell’ambiente (inquinamento, sfruttamento insensato…);
  • una nuova forma di capitalismo basata essenzialmente sulla speculazione.

A fronte di tutto ciò l’Autore pone la questione di come ad oggi sarebbe giustificata la disobbedienza a regole che servono solo per mantenere uno status quo a beneficio di alcune élite, e si stupisce dell’accettazione supina di questo stato delle cose da parte della collettività.

Nel testo si cita anche Kant, che sosteneva che “l’animalità si trasforma in umanità” attraverso (anche) l’obbedienza cieca che insegna a vivere in comunità. Kant affermava che “Si mandano i bambini a scuola non tanto perché vi possano imparare qualcosa, quanto perché si abituino a stare seduti tranquilli ed eseguire puntualmente tutto ciò che viene loro ordinato.”[2].

Questa affermazione mi ha fatto venire in mente una canzone che io amo: “Tutti in Fila Per Tre” di Edoardo Bennato; vi invito ad ascoltarla con attenzione; purtroppo penso che contenga una grande verità.

E tutto questo non richiama alla vostra memoria il libro “1984” di George Orwell? E non lo trovate angosciante?

Ma perché noi tutti obbediamo? Il testo offre diverse spiegazioni.

Osserva che le élite sono subito solidali con sè stesse, mentre il popolo non riesce ad essere coeso se non quando non ha più nulla da perdere (di questo ne abbiamo fulgidi esempi in occasione di votazioni parlamentari di provvedimenti che vanno a favore della Casta, che sono votati trasversalmente, da tutte le forze politiche; allorché apprendiamo che – salvo rarissimi ed eclatanti casi – nessuno studio legale assiste nell’attaccare un altro studio legale; quando assistiamo alla difesa di un componente delle élite che abbia violato le leggi da parte dei suoi colleghi, salvo quando si sfiora il ridicolo; o anzi, no; salvo quando si è già precipitati nella farsa).

Poi nota come la tirannide possa reggere perché ha una struttura democratica: colui che è schiavizzato, a sua volta, si vendica schiavizzando un altro e quindi sentendosi a sua volta tiranno e godendone. E su questo è inutile che faccia degli esempi; quante volte lo abbiamo visto accadere nei nostri ambienti lavorativi?

Ma se riuscissimo ad avere la coscienza, l’umanità, di ribellarci – disobbedendo – ad un modo di gestione del mondo che ci ha portato sull’orlo del baratro e che non ci consentirà di lasciare un grande dono ai nostri figli, dovremmo essere tacciati di tradimento, saremmo antisociali?

In questo l’Autore si richiama a Locke (Secondo Trattato sul Governo) secondo il quale noi, costituendoci in società, abbiamo acconsentito solo a questo: creare una società, riservandoci poi di decidere la struttura di governo.

L’obbedienza a chi governa non è una decisione finale e irreversibile, ma sempre legata a quello che i costituenti la società ritengono, per cui il cittadino che ha delegato e non sia soddisfatto può essenzialmente ritirare la delega. Sostanzialmente, noi possiamo rifiutare di essere governati nel modo in cui lo siamo, e cercare basi nuove di convivenza.

Ma d’altro canto, la vita libera dei veri Biker, quelli che ci hanno fatto sognare fin da quando eravamo piccoli, quella sensazione di libertà che cerchiamo in sella alle nostre moto, non è un momento di “ritiro” delle deleghe? Dobbiamo solo cercare di renderlo da temporaneo a definitivo…

Per chiarezza, questo non è un post pro o contro il governo italiano. Ciò che contesto è il governo del Mondo, che è in mano ad una élite cieca alle esigenze delle generazioni future.

[1] Torino, Einaudi Editore, Collana Gli Struzzi, 2019.

[2] L. Bellattalla e G. Genovesi (a cura di), “I.Kant, La Pedagogia”, Anicia, Roma, 2009.

The problem is not the disobedience,

the problem is the obedience.

Howard Zinn

How do we intend the life of a true biker? The one of our collective imagination, I mean. The one who rides free, always following the sun and without caring the rain.

I think you agree that we imagine a bike with a rucksack and a tent, rode by a biker who does not give a damn of appearances, courageous enough to ride without a true destination if not the travel itself, that rides by day or night according to his actual feelings. A person who has his laws, well established rules that are often better of those that the so-called “civil society” imposes.

Eventually, he/she is part of a group with few, clear, precise and shared rules; and if he/she does not share them, he/she can leave without too many problems.

Among those rules there is the “brotherhood”, that – inter alia – imposes respect and to help a brother (or another biker on the road) who is in trouble.

Why am I talking about this?

I just finished reading a book that, starting from its title, made me enthusiastic: “Disobey” of Frédéric Gros[1].

You will remember a post of few days ago, where I posed myself the problem of the thousands of distortions in this world and expressed my disappointment about the fact that we are not able to express a strong refusal to this mechanism. Then, I had this book between my hands, and I felt enthusiastic.

It starts mentioning a provocation of Wilhelm Reich: “The true question is not knowing why people rebel themselves, but why they do not rebel”.

The Author highlights how the world WE built (or agreed that was built through our non-rebellion) has certain features that would justify our rebellion:

  • the increasing social injustices, justified only by the science of figures, of profits and from Excel tables whose algorithms are in the hand of a small élite, that can base on the cold objectivity of a computer its most terrible decisions;
  • the environmental destruction (pollution, non-sense exploitation…);
  • a new form of capitalism mostly based on speculation.

Considering all that, the Author highlights how today it would be justified to disobey to rules that are only thought to maintain the status quo in favor of few élites, and he is surprised of the plain acceptance this situation by the collectivity.

In the text he also mentions Kant, who said that “animal essence is transformed into humanity” (also) through the absolute obedience that teaches to live in the community. Kant said that “children go to school principally not to learn something, but so that they get used to sit quietly and do exactly whatever is ordered to them.[2].

This sentence made me think of a song that I love; “All in queue by three” of Edoardo Bennato[3]; please, listen to it carefully, unfortunately I think it tells the truth.

And all that, doesn’t it recall to your mind the book “1984” of George Orwell? And aren’t you upset of it?

But why do we all obey? The text gives some explications.

It highlights that élites are immediately in agreement with themselves, whilst people are not able to unite unless they have nothing else to lose (and we have bright examples of that when we assist to parliamentary decisions that are merely in favor of the èlites, transversely voted by all the politic forces; when we learn that – save in very special cases – no lawyer will assist in justice against another lawyer; when we assist to the defense of an élite member that violated the laws by his/her colleagues, save when we are next to ridiculous; or, better, save when we already have fallen into farce).

Then, he highlights how tyranny can last because it has a democratic structure; the slave, on his/her turn, takes his/her revenge treating another as a slave, and therefore feeling him/herself as a tyrant. And it is useless that I make examples of that; how many times we saw this behavior in our workplaces?

But if we could have the conscience, the humanity, to rebel – not obeying – to a way to rule the world that led us on the edge of the abyss and that will not allow us to leave a great gift to our children, shall we be treated as traitors, would we be anti-social?

In this, the Author mentions Locke (Second Study on Government) according to whom we, creating the society, agreed only on this; to create a society, reserving ourselves to decide thereafter the government structure.

Obedience to the govern is not a final and immutable decision, but it is always linked to the decision of the people forming the society, so that the citizen who gave its proxy and is not satisfied can withdraw his/her proxy. Finally, we can refuse to be governed as we currently are, and we can seek new basis of our lives together.

On the other hand, the free life of bikers, those who made us dream since we were children, that freedom feeling that we seek on our bikes, is not that a moment of proxies withdrawal? We only must try to render it final instead than temporary…

To be clear, this is not a post in favor or against the Italian government. What I challenge is the world ruling, that is in the hands of an élite who does not care about future generations.

[1] Torino, Einaudi Editore, Collana Gli Struzzi, 2019

[2] By L. Bellattalla and G. Genovesi, “I.Kant, La Pedagogia”, Anicia, Roma, 2009.

[3] Italian singer

Piero Marchelli

Piero Marchelli

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