Quando qualcuno ti chiede: “Chi sei?” e tu rispondi: “Sono un ingegnere”, dal punto di vista esistenziale la tua risposta è errata.

Come potresti mai essere un ingegnere? L’ingegnere è ciò che fai, non è ciò che sei.

Non chiuderti troppo nell’idea della funzione che svolgi, perché vorrebbe dire chiudersi in una prigione.

Osho[1]

Una crescita…

Chi ha letto altri articoli di questo blog sa quanto siano importanti per me oggi i valori della condivisione, giustizia, compassione, sustainability…

Fin da ragazzino ho sognato di diventare avvocato d’affari. Ero affascinato da quel mondo che immaginavo denso di viaggi in aereo per negoziare contratti importanti con controparti di tutto il mondo, da quelle lunghissime riunioni nelle quali avrei dovuto combattere per affermare il mio punto di vista. A 13 anni preparai il primo contratto della mia vita: l’accordo ai sensi del quale mia sorella Luisa, di 7 anni, mi avrebbe dato tutti i soldini ottenuti dalla perdita dei suoi dentini da latte a fronte di mie vaghe prestazioni. Avevo persino inserito quella che poi imparai essere una clausola penale: se non avesse perso i suoi dentini entro il 31 luglio di quell’anno avrebbe dovuto pagare una penale.

Originale del contratto conservato da mia madre

Mi sono impegnato molto e sono stato fortunato; sono riuscito a diventare Equity Partner di un grosso studio.

…e la relativa crisi.

Ma scoprii che tutto quello che avevo raggiunto non mi bastava e, anzi, non mi piaceva più. Cercavo qualcosa di diverso, ma la risposta scoprii era dentro di me. Volevo una realtà rispettosa delle persone, giusta, etica, solidale… In me, forse grazie a una presa di coscienza portata dalla meditazione, avevano prevalso le spinte più idealistiche, quelle che mi portavano a mettere la persona al centro dell’organizzazione, qualunque fosse la sua qualifica, e l’organizzazione al centro della comunità, quale importante tassello della sua evoluzione.

L’articolo che meglio dipinge l’evoluzione del mio pensiero sul mondo lavorativo è quello che vi riporto sotto (ma anche tutti gli altri contengono considerazioni simili):

https://pieromarchelli.com/chi-sono-cosa-faccio/

Pensavo però, sulla base della maggior parte delle realtà lavorative che avevo conosciuto, che fosse impossibile coniugare la professione di avvocato, figura tipicamente ammalata di protagonismo, con l’organizzazione di uno studio professionale realmente solidale e non solo a parole. Che fosse un sogno irrealizzabile conoscere una realtà diversa da quella delle organizzazioni che non mi rispecchiano più e rispettano poco o nulla le persone, vittime consacrate sull’altare del profitto (normalmente di altri).

Preso da questo scoramento e convinto che la professione di avvocato non facesse più per me, fu una sorpresa scoprire che certe volte il nostro cammino interiore ci porta a incontrare persone e organizzazioni che riflettono i nostri valori.

La sorpresa!

E’ successo naturalmente, senza forzature, lasciando che le cose prendessero la piega che la mia maturazione mi riservava, senza corse a cercarsi.

Mi riferisco a freebly, lo studio legale con il quale collaboro. Ma chiamarlo studio legale è riduttivo, anzi fuorviante. In realtà è costituito sotto forma di società tra avvocati, una Società a Responsabilità Limitata; ma, soprattutto, è una società benefit[2]. La atipicità del modello risiede nel fatto che, oltre allo svolgimento delle attività tipiche dell’industria dei servizi legali, freebly è impegnata nel perseguimento di finalità di beneficio comune.

Per creare una realtà che abbia queste caratteristiche era necessario che la pulsione al raggiungimento di obiettivi solidali fosse già insita nei professionisti che ebbero l’idea e la realizzarono, così come è indispensabile che tale idea sia condivisa da ogni altra persona che si unisce a questo progetto. Un progetto di libertà, condivisione, sostenibilità. Un progetto che prevede non la massimizzazione del profitto, ma la massimizzazione del Bene.

Ma abbiamo copiato Adriano Olivetti?

Riflettendo su questo approccio non comune, da eporediese[3] quale sono, era naturale che mi tornasse alla mente il modello di società pensato da Adriano Olivetti… Notandone le numerose similitudini.

La famosa Olivetti di Ivrea, fabbrica inizialmente di macchine da scrivere e poi dei primi computer, la principale fabbrica europea nel dopoguerra, fu portata alla ribalta da Adriano Olivetti.

Adriano Olivetti non fu solo un imprenditore, ma un sognatore che tentò di trasformare il sogno in realtà. Il suo credo era la trasformazione della fabbrica da “fabbrica di beni a fabbrica di Bene, in grado cioè di distribuire non soltanto prodotti e stipendi, ma anche servizi sociali, cultura, democrazia e bellezza”.

E ce la fece. Per il periodo in cui egli visse, ce la fece. Ivrea era un laboratorio di condivisione del Bene tra tutti coloro che vi vivevano e che vivevano anche indirettamente il mondo Olivetti. Una delle sue frasi celebri fu: “Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo”.

Adriano Olivetti

La filosofia freebly segue il faro di Adriano Olivetti.

Anche in freebly noi crediamo che il nostro lavoro di consulenti debba giovare a un nobile scopo, che non si debba ridurre all’obiettivo dell’arricchimento personale. Non è più il tempo di vivere arroccati nelle torri di avorio dalle quali austeri soloni dispensano pareri; è invece il tempo di mettere le nostre competenze al servizio della collettività, di lavorare sì per il nostro sostentamento e delle nostre famiglie, ma consci che le ricadute della nostra attività sulla società devono contribuire a migliorare il mondo. Deve tramontare l’era dei protagonismi e degli egoismi, per il bene di chi verrà dopo di noi.

Da sognatore, idealista, quale io sono (per non dimenticare una certa tendenza anarchica), ho trovato una realtà di sognatori, di persone che vogliono collegare il cuore al cervello e che sono guidate dalla coscienza che arricchirsi in un mondo che rovina è un ben triste obiettivo. Alla fin fine, siamo degli utopisti.

Credete che sia un termine negativo? Segno di uno scollamento patologico dalla realtà? Personalmente voglio invece ispirarmi a questo pensiero: “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande[4].

Il nostro impegno è lavorare perché le idee e l’esempio di Adriano Olivetti continuino a essere il faro che guida i nostri passi in freebly, nel mondo dei servizi legali e nella comunità, sperando che tanti tra voi si uniscano a noi in questo cammino.

[1] Osho Rajneesh (1931 – 1990) è stato un mistico e un noto maestro spirituale indiano.

[2] Le società benefit perseguono oltre allo scopo di lucro anche una o più finalità di beneficio comune, inteso come perseguimento di effetti positivi su persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interessi. Tali finalità devono essere perseguite in modo responsabile, sostenibile e trasparente.

[3] Cittadino di Ivrea.

[4] Comunicato stampa fumetto Olivetti – FondazioneAdrianOlivetti.it

When someone asks you, “Who are you?” and you answer: “I am an engineer”, from an existential point of view your answer is wrong.

How could you ever be an engineer? The engineer is what you do, not what you are.

Don’t get too close to the idea of ​​the function you perform, because it would mean locking yourself in a prison.

Osho[1]

A growth…

Those who have read other articles on this blog know how important the values ​​of sharing, justice, compassion, sustainability are for me today …

Since I was a kid, I have dreamed of becoming a business lawyer. I was fascinated by that world that I imagined full of air travel to negotiate important contracts with counterparts from all over the world, from those very long meetings in which I would have had to fight to affirm my point of view. At 13 I prepared the first contract of my life: the agreement under which my 7-year-old sister Luisa would have given me all the pennies obtained from the loss of her milk teeth as payment of my vague performances. I had even included what I later learned was a penalty clause: if she hadn’t lost his teeth by July 31 of that year, she would have had to pay a penalty.

Originale del contratto conservato da mia madre

I worked hard and I was lucky; I managed to become Equity Partner of a large studio.

… and the related crisis.

But I discovered that everything I had achieved was not enough for me; on the contrary, I didn’t like it anymore. I was looking for something different, but the answer I found was within me. I wanted a reality that is respectful of people, fair, ethical, supportive… In me, perhaps thanks to an awareness brought about by meditation, the most idealistic thrusts prevailed, those that led me to put the person at the center of the organization, whatever it was its qualification, and the organization at the center of the community, as an important part of its evolution.

The article that best depicts the evolution of my thinking on the working world is the one that I report below (but also all the others contain similar considerations):

https://pieromarchelli.com/chi-sono-cosa-faccio/

However, based on most of the working realities that I had known, I thought it was impossible to combine the profession of lawyer, a character typically ill with a leading role, with the organization of a truly supportive professional firm and not just in words. I thought that it was an unrealistic dream to find a reality different from that of the organizations that no longer reflect me and respect little or nothing people, victims consecrated on the altar of profit (normally of others).

Taken from this discouragement and convinced that the profession of lawyer was no longer for me, it was a surprise to discover that sometimes our inner journey leads us to meet people and organizations that reflect our values.

The surprise!

It happened naturally, without forcing, letting things take the turn that my maturity reserved for me, without running after each other.

I refer to freebly, the law firm I work with. But calling it a law firm is an understatement, even a misleading one. In reality it is set up under the form of Limited Liability Company; but, above all, it is incorporated as a benefit company[2]. The atypical nature of the model lies in the fact that, in addition to carrying out the typical activities of the legal services industry, freebly engaged in pursuing purposes of common benefit.

To create an organization that has these characteristics it was necessary that the drive to achieve solidarity objectives was already inherent in the professionals who had the idea and realized it, just as it is essential that this idea is shared by every other person who joins this project. A project of freedom, sharing, sustainability. A project that envisages not the maximization of profit, but the maximization of the Good.

But did we copy Adriano Olivetti?

Reflecting on this uncommon approach, from the Eporediese[3] as I am, it was natural that the model of society thought by Adriano Olivetti would come back to my mind … Noting the numerous similarities.

The famous Olivetti of Ivrea, initially a typewriter factory and then of the first computers, the main European factory after the war, was brought to the fore by Adriano Olivetti.

Adriano Olivetti

Adriano Olivetti was not only an entrepreneur, but a dreamer who tried to turn the dream into reality. His creed was the transformation of the factory from a “factory of goods to a factory of Good, that is, capable of distributing not only products and salaries, but also social services, culture, democracy and beauty“.

And he did it. For the time he lived, he made it. Ivrea was a laboratory for sharing the Good among all those who lived there and who also lived indirectly in the Olivetti world. One of his famous phrases was: “Work should be a great joy and it is still for many a torment, torment of not having it, torment of doing a job that does not serve, that does not serve a noble purpose“.

The freebly philosophy follows the inspiration of Adriano Olivetti.

Even in freebly we believe that our work as consultants must benefit a noble purpose, which should not be reduced to the goal of personal enrichment. It is no longer the time to live perched in the ivory towers from which austere solons dispense opinions; instead it is time to put our skills at the service of the community, to work yes for our livelihood and for our families, but aware that the effects of our activity on society must contribute to improving the world. The era of protagonists and selfishness must fade, for the good of those who will come after us.

As a dreamer, idealist, as I am (not to forget a certain anarchist tendency), I found a group of dreamers, of people who want to connect the heart to the brain and who are guided by the conscience that getting rich in a world that ruins truly is a sad goal.

In the end, we are utopians.

Do you think it’s a negative term? Sign of a pathological detachment from reality? Personally, I want to be inspired by this thought: “The term utopia is the most convenient way to liquidate what you don’t want, ability, or courage to do. A dream looks like a dream until you start somewhere, only then it becomes a purpose, that is, something infinitely bigger[4].

Our commitment is to work so that Adriano Olivetti’s ideas and example continue to be the beacon that guides our steps in freebly, in the world of legal services and in the community, hoping that many of you will join us on this journey.

[1] Osho Rajneesh (1931 – 1990) was a mystic and a famous Indian spiritual master.

[2] In addition to the profit-making purpose, the benefit companies also pursue one or more common benefit purposes, intended as the pursuit of positive effects on people, communities, territories and the environment, cultural and social goods and activities, entities and associations and other stakeholders. These purposes must be pursued in a responsible, sustainable and transparent way.

[3] Citizen of the town of Ivrea.

[4] Olivetti comic press release – FondazioneAdrianOlivetti.it

 

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1 commento

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  • Spero davvero che il tempo che passiamo in casa lo passiamoa conoscerci un po’meglio. Se la nostra carriera ci ha portarti da qualche parte, magari in alto, molto in alto, vediamo molto lontano. Adesso chiediamoci se potremo cambiare il panorama, cambiando noi stessi. Se lo vorremo, lo faremo. Trasformiamo le utopie in propositi. Grazie Piero

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