La tirannia di un principe in un’oligarchia

non è pericolosa per il bene quanto

l’apatia del cittadino in una democrazia.

Montesquieu

Nuovamente una combinazione, una coincidenza, mi ha fatto fare una breve riflessione sulle recenti evoluzioni politiche italiane.

La coincidenza è data dalla contemporaneità (i) del voto sulla piattaforma “Rousseau” dei 5 Stelle e (ii) la lettura che stavo facendo di una raccolta di interventi del famoso filosofo Emanuele Severino nel libro “Lezioni Milanesi di Ontologia e Violenza (2016-2017)”, a cura di Nicoletta Cusano, Mimesis Edizioni, 2019.

Premesso che non sono un politologo, una persona particolarmente addentro alla politica, uno studioso, ma solo un cittadino qualunque, ho fatto le seguenti considerazioni (semplificando al massimo).

  1. Severino cita il principio aristotelico secondo il quale “ogni azione è ciò che è solo in quanto ha lo scopo che ha.” Esempio: se esco di casa con una mazza da baseball potrei farlo perché vado a giocare a tale sport o perché voglio bastonare un malvivente; quindi l’uscire da casa con una mazza da baseball è un’azione ontologicamente diversa nei due casi;
  2. La tecnoscienza (come definita da Severino, ovvero “la tecnica guidata dalla scienza moderna”) viene generalmente considerata un mero strumento (per quanto il principale strumento a disposizione dell’umanità) utilizzato “da tutte le forze che guidano il mondo”;
  3. La principale forza che guida il mondo è il capitalismo, che è diventato tale utilizzando gli strumenti della scienza e della tecnica;
  4. Parallelamente si servono della tecnica il comunismo, la democrazia, le (o diverse) religioni, ecc.;
  5. Ogni forza usa la tecnoscienza per il proprio scopo;
  6. Scopo del capitalismo è l’incremento della produzione per il profitto privato;
  7. La produzione che genera profitto privato può essere solo produzione di beni o servizi non disponibili a tutti, che quindi devono essere acquistati per soddisfare un bisogno individuale (ad esempio, non è vendibile l’aria; è vendibile l’acqua);
  8. Scopo del capitalismo “è quindi perpetuare la scarsità media delle merci” (per avere costantemente beni o servizi da vendere a scopo di profitto);
  9. Per sua natura, quindi, il capitalismo non prevede un’uguaglianza, quindi confliggendo con ciò cui tende la democrazia caratterizzata da verità, libertà e uguaglianza;
  10. Anche la democrazia cerca di raggiungere il suo scopo con l’uso della tecnica (e qui mi è venuta in mente la piattaforma “Rousseau”);
  11. Ma anche la tecnica (tecnoscienza) ha uno scopo, ovvero “l’aumento della potenza a disposizione dell’uomo” quando è usata dal capitalismo, e quindi “la riduzione della scarsità delle merci”; oppure, quando è usata per il raggiungimento della democrazia, l’affermazione piena dei principi di verità, libertà e uguaglianza;
  12. In questa battaglia tra capitalismo e democrazia (ma potrebbero essere aggiunti tanti altri fattori quante sono le forze in gioco nella realtà), entrambe cercheranno sempre più di prevalere nel campo tecnico, sì da poter affermare i loro obbiettivi;
  13. Il fine di capitalismo e democrazia sarà quindi quello di avanzare sempre più nella tecnica, e si saranno quindi omogeneizzati i loro scopi;
  14. Il futuro è quello in cui la tecnica, grazie ai continui avanzamenti, non sarà più il mezzo del quale si servono il capitalismo e la democrazia (e le altre forze ipotizzabili), ma sarà la tecnica a servirsi del capitalismo e della democrazia.

Ma se tutto questo è vero, stiamo correndo verso un mondo dove piattaforme simil-Rousseau raccoglieranno il sentiment di tutti i cittadini? O forse saranno direttamente degli algoritmi a governare? E questo non vuol dire che governeranno i pochi che conoscono gli algoritmi stessi? Quanto descritto nel film “1984” di Orwell si sta avvicinando molto in fretta?

A margine, una considerazione ulteriore.

Soprattutto in relazione ai 5 Stelle si sentono le critiche delle altre forze politiche circa il fatto che a decidere le espressioni di voto in Parlamento sia un Direttorio, o comunque qualcuno diverso dai deputati e senatori grillini. Ma, al di là dei modi in cui la volontà del partito viene imposta ai propri deputati e senatori, tale prassi non è forse invalsa in tutte le forze politiche, talché chi vota “secondo coscienza” spesso poi abbandona il partito nel quale era stato eletto e va a formare il cd. “gruppo misto”?

Alla fin fine, se chi decide è un direttorio, riunione, assemblea di partito invece del singolo deputato eletto, non abbiamo già svuotato di ogni significato la democrazia parlamentare? E forse, non sarebbe il momento di riprendercela, visto che molti dei nostri tris e bisnonni ci hanno lasciato la pelle per regalarcela?

Non siete anche voi stufi di essere presi in giro da sedicenti “onorevoli”?

The tyranny of a prince in an oligarchy

is not as dangerous for the people’s wealth

as the apathy of a citizen in a democracy.

Montesquieu

Again, a combination, a coincidence, led me to think about the recent Italian politic evolutions.

The coincidence consists of the contemporaneity (i) of the vote on the “Rousseau” platform of 5 Stars and (ii) the reading of a collection of lectures of the famous Italian philosopher Emanuele Severino contained in the book “Lezioni Milanesi di Ontologia e Violenza (2016-2017)”, by Nicoletta Cusano, Mimesis Edizioni, 2019.

Having said that I am not a political expert, a person particularly informed on politic, a scholar, but merely a common citizen, I considered what follows (simplifying at my best).

  1. Severino recalls the Aristotelian principle according to which “any action is what it is only since it has the aim it has”. Example: if I get out from home with a baseball bat, I can do it because I am going to play or because I want to beat a delinquent; thus, the action of going out with a baseball bat is ontologically different in those two cases;
  2. Technoscience (as defined by Severino, i.e. “technic guided by the modern science”) is generally considered a mere instrument (even if the most important instrument) “of all forces guiding the world”;
  3. The main force guiding the world is capitalism, that became as such using the instruments of science and technic;
  4. In the same way, communism, democracy, the (various) religions, etc. use the technic;
  5. Each force uses technoscience for its own goal;
  6. The goal of capitalism is the production increase to obtain a private profit;
  7. Production generating a private profit can only be that of not generally available goods or services that, therefore, must be purchased to satisfy an individual need (e.g., it is not possible to sell air; it is possible to sell water);
  8. Final goal of capitalism “is therefore perpetuating the average shortage of goods” (so to continuously have goods or services that can be sold for profit);
  9. By nature, therefore, capitalism does not aim to equality, conflicting with democracy that is characterized by the principles of truth, freedom and equality;
  10. Democracy as well tries to reach its goal using the technoscience (at this point I recalled the “Rousseau” platform);
  11. But (technic) technoscience as well has its goal, i.e. “the increase of power available to men” when used by capitalism, and therefore the “reduction of goods average shortage”; or, if used to achieve democracy, the full realization of the principles of truth, freedom and equality;
  12. In this battle between capitalism and democracy (but we could add as many further factors as the forces active in the world are), both will seek to prevail in the technic field, so to achieve their goals;
  13. The goal of capitalism and democracy will always increasingly be that of improving in technic; thus, their goals will be the same;
  14. The future we shall expect is that in which technic, thanks to continuous improvements, will not be anymore the instrument used by capitalism and democracy (and the other forces we may imagine), but I will be the technic that will use capitalism and democracy.

If all that is true, are we running toward a world where platforms similar to that of “Rousseau” will collect the feeling of all citizens? Or maybe the algorithms themselves will govern? And this would not mean that it will be the few who manage the algorithms will govern? What if what described in the movie “1984” is rapidly approaching?

Finally, a further remark.

Mainly in relation to 5 Stars we often hear the other parties’ critics about the fact that decisions to be expressed in the Parliament are not taken by the 5 Stars deputies or senators, but are taken by a “Direttorio” or similar assemblies.

Without considering the specific case and the specific means through which a political party’s decision is imposed on the single deputies, is it not true that this behavior is common in all political parties, so that who express his/her vote “in its freedom” often must leave the party in which he/she was elected to join the so-called “mix-group”?

Finally, if decisions are taken by a “direttorio”, semi-private assembly, private meeting of any political party, didn’t we already empty of any meaning the parliamentary democracy? And would it not be the case to take it back, since many of our great-grandparents lost their life to donate it to us?

Aren’t you as well bored to be made fun by self-styled “honorable” men and women?

 

Piero Marchelli

Piero Marchelli

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