L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura.

Perché?

Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi.

Erich Fromm[1]

La libertà: desiderio e timore.

Chi ha letto altri articoli di questo blog sa che da tempo sono critico sul nostro sistema di vita che non tiene in debito conto i valori più importanti e, soprattutto, la libertà. Un valore che noi diamo per scontato senza accorgerci che probabilmente non la conosciamo veramente. Non la conosciamo veramente non solo per le costrizioni della nostra persona che accettiamo e alle quali bellamente sottostiamo sperando di migliorare la nostra posizione (soprattutto economica), ma anche per i numerosi condizionamenti strettamente legati al nostro ambiente di appartenenza; ci dobbiamo vestire in un determinato modo, dobbiamo avere certi beni, frequentare certi locali, coltivare certe (spesso false) amicizie.

E, sempre chi ha letto altri articoli di questo blog, sa che ho sempre sperato che la dirompente e dolorosa esperienza di questa pandemia potesse indurci a modificare, anche di poco, il nostro modo di vedere il mondo, a cercare valori più veri, a dare peso alla condivisione, alla solidarietà, alla nostra vera libertà.

Meditation as an escape from an imperfect world

Questi ultimi giorni mi hanno riservato un paio di sorprese.

Rovesciare il tavolo.

Dapprima mi sono imbattuto in un articolo di Anna Lombroso su Infosannio, un brano del quale mi ha colpito particolarmente; questo:

Di solito chi azzarda una critica viene subito intercettato con la perentoria richiesta di dare, invece delle obiezioni, delle soluzioni. Una, sempre la solita, sarebbe quella decisiva, rovesciare il tavolo e con esso il modello di sviluppo fondato sullo sfruttamento, oggi più che mai se perfino blandi riformisti come Sanders vengono messi all’indice come anarco-insurrezionalisti grazie alla propaganda apocalittica della pandemia liberista.

Se vi dicono così, guardate che non si tratta solo di quella mesta indole alla delega che fa parte della nostra autobiografia nazionale.

È più probabile che si tratti del desiderio di stare sotto schiaffo nella convinzione che così ci si possa salvare da peggiori manrovesci, stando acquattati nella tana mediocre dell’irresponsabilità, del conformismo, della subordinazione. Allora una soluzione di sarebbe, ricominciare a pensare[2].

E’ ciò che io, nel mio piccolo, ho sempre sostenuto. O meglio, sostengo ormai da qualche tempo.

Il giorno in cui mi scoprii a pensare.

Sino a una certa età sono stato un “pecorone”. Dovevo essere a un certo livello nella mia professione per potermi permettere uno standard di vita che io stesso avevo idealizzato, sopportando troppo pur di essere ammesso nel ristretto circolo del quale volevo far parte.

Un giorno, di colpo, ho pensato.

Stavo insegnando a mio figlio Tommy a rispettare gli altri e a rispettare sé stesso, a difendere la sua dignità… Mentre parlavo lo sguardo mi è caduto su uno specchio e mi sono visto insegnare principi che io stesso non applicavo. Un bluff! Un pagliaccio! Un servo sciocco.

Fu un colpo molto forte. Nella struttura per la quale lavoravo c’erano stati dei cambiamenti organizzativi che io ritenevo non saggi né sani. Ma non avevo preso la decisione di cambiare; avevo troppa paura del futuro, di abbandonare quelle comodità che allora ritenevo così importanti. Insomma, avevo fatto mio l’espressione “O Franza o Spagna, purché se magna” che è attribuita a Francesco Guicciardini, che fu prima alleato della Spagna, poi della Francia, allo scopo di salvaguardare le Signorie dell’Italia. Il classico trasformista.

Fu da quell’insegnamento dato a mio figlio, in realtà a me stesso, che partì la mia repulsione per come stavo vivendo. Avevo ricominciato a pensare, almeno un po’, scoprendo che spesso noi riponiamo nei conflitti, nelle liti tra coloro che ci governano (e non alludo solo ai politici, ma a tutti coloro che hanno un potere relativo sulle nostre vite: dirigenti, soci, poteri finanziari ed economici…) l’idea che potremmo comodamente nasconderci nelle pieghe dell’organizzazione che si creano dalle mutate condizioni o servire un nuovo padrone che sarà senz’altro più buono, gentile e generoso.

L’insegnamento del Manzoni.

Questo falso pensiero però era già stato stigmatizzato da Manzoni nell’Adelchi, dove il Coro dell’Atto Terzo recitava:

E il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
D’un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
All’opere imbelli dell’arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.
Il forte si mesce col vinto nemico,
Col novo signore rimane l’antico;
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
Si posano insieme sui campi cruenti
D’un volgo disperso che nome non ha
[3].

Evidentemente è un malvezzo tipicamente (probabilmente non solo) italiano quello di accomodarsi sotto l’ala di un padrone pur di godere di una relativa tranquillità. E pazienza se a questa si accompagna l’umiliazione, l’ingiustizia e la prepotenza; finché avremo la pancia piena tollereremo anche questo. Come detto da Anna Lombroso nell’articolo sopra citato, vincerà il desiderio di stare sotto schiaffo nella convinzione che così ci si possa salvare da peggiori manrovesci, stando acquattati nella tana mediocre dell’irresponsabilità, del conformismo, della subordinazione.

Certo che è più scomodo essere “riottosi”, non piegare le spalle (come mi venne a suo tempo detto), essere considerati pseudoanarchici o piuttosto sindacalisti. Ci si preclude il supporto e l’amicizia (!) di molte persone… Scoprendo però quanto il supporto e l’amicizia fossero “pelose”, basate solo su un rapporto di do ut des.

Ma io spero che i tempi siano maturi per un ripensamento della nostra società, non solo quella italiana. Dove possiamo liberarci da falsi idoli e da abitudini di vita che ci rendono schiavi anche se pensiamo di essere invece molto importanti, degli eletti, degli arrivati.

L’illuminazione di Armani.

E lo spero ancor più dopo aver letto della lettera scritta da Giorgio Armani a WWD Women’s Wear Daily[4]. Vi cito uno stralcio che trovo totalmente in linea con la mia idea: “Questa crisi è una meravigliosa opportunità per rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero. Basta spettacolarizzazione, basta sprechi. (…) Questa crisi è anche una meravigliosa opportunità per ridare valore all’autenticità (…) Il momento che stiamo attraversando è turbolento, ma ci offre la possibilità, unica davvero, di aggiustare quello che non va, di togliere il superfluo, di ritrovare una dimensione più umana… Questa è forse la più importante lezione di questa crisi”.

In tutta franchezza pregusto già i commenti di alcuni: facile parlare così con tutti quei soldi, smettetela di fare i santoni, e via una litania di insulti che leggerò con un sorriso triste.

Il sorriso triste.

Il sorriso triste di chi purtroppo realizza quante persone preferiscono ancora nascondersi negli atrii muscosi, nei fori cadenti,
nei boschi, nell’arse fucine stridenti,
nei solchi bagnati di servo sudor
(sempre per citare l’Adelchi).

Ma sarà comunque un sorriso; quello di chi spera nonostante tutto che decidiamo tutti, ciascuno nei suoi tempi, di essere meno servi e finalmente diventare uomini.

[1]  Psicologo, sociologo, filosofo, psicoanalista e accademico tedesco (1900 – 1980)

 

[2] https://infosannio.wordpress.com/2020/04/13/immunita-di-grigliata/

[3] https://online.scuola.zanichelli.it/letterautori-files/volume-2/pdf-verde/letterautori_verde_volume2_T11.pdf

[4] https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/14/giorgio-armani-la-lettera-al-mondo-della-monda-io-non-voglio-piu-lavorare-cosi-e-immorale-e-tempo-di-togliere-il-superfluo/5769591/

 

Man believes he wants freedom. In reality he is very afraid of it.

Why?

Because freedom forces him to make decisions, and decisions involve risks.

Erich Fromm[1]

Freedom: desire and fear.

Anyone who has read other articles in this blog knows that for some time now I have been critical of our way of life which does not take due account of the most important values ​​and, above all, freedom. A value that we take for granted without realizing that we probably don’t really know it. We do not really know it not only for the constraints of our person that we accept and to which we beautifully submit, hoping to improve our position (especially economic), but also for the numerous conditions closely linked to our environment of belonging; we have to dress in a certain way, we must have certain goods, attend certain places, cultivate certain (often false) friendships.

And, always those who have read other articles in this blog, know that I have always hoped that the disruptive and painful experience of this pandemic could lead us to modify, even slightly, our way of seeing the world, to seek truer values, to give weight to sharing, to solidarity, to our true freedom.

The principle of Deepak Chopra’s teachings, often remarked in my writings

These last few days have given me a couple of surprises.

Turn the table over.

At first, I came across an article by Anna Lombroso on Infosannio, a passage which struck me particularly; this:

Usually those who venture a criticism are immediately intercepted with the peremptory request to give solutions instead of objections. One, always the usual one, would be the decisive one, overturning the table and with it the development model based on exploitation, today more than ever if even mild reformists like Sanders are put on the index as an anarcho-insurrectionist thanks to the apocalyptic propaganda of the liberal pandemic.

If they say so, look that it is not just that sad nature of delegation that is part of our national autobiography.

It is more likely that this is the desire to bask in quite resignation in the belief that in this way one can save oneself from the worst adversities, by crouching in the mediocre lair of irresponsibility, conformism, subordination. Then a solution would be, start thinking again[2].

It is what I, in my own small way, have always supported. Or rather, I have been arguing for some time now.

Segnale stradale messicano esoterico

The day I found myself thinking.

Until a certain age I was a “pecorone” (submitted sheep). I had to be at a certain level in my profession to be able to afford a standard of living that I myself had idealized, enduring too much to be admitted to the restricted circle of which I wanted to be part.

Suddenly, one day, I thought.

I was teaching my son Tommy to respect others and to respect himself, to defend his dignity… As I spoke, my gaze fell on a mirror and I saw myself teaching principles that I myself did not apply. A bluff! A clown! A foolish servant.

It was a very strong blow. There had been organizational changes in the structure I worked for which I thought were unwise and unhealthy. But I hadn’t made the decision to change; I was too afraid of the future, of abandoning those comforts that I thought were so important at the time. In short, I had made the expression “O Franza o Spagna, purché se magna” (“Either France or Spain to the extent we eat”) which is attributed to Francesco Guicciardini, who was first ally of Spain, then of France, in order to safeguard the Lordships of Italy. The classic transformist.

It was from that teaching given to my son, actually to myself, that my revulsion for my way of living started. I had begun thinking, at least a little, discovering that we often place our confidence in conflicts, in quarrels between those who govern us (and I do not only refer to politicians, but to all those who have a relative power over our lives: leaders, partners, financial and economic powers …) basked by the idea that we could comfortably hide in the folds of the organization that are created by the changed conditions, or serve a new owner who will certainly be more good, kind and generous.

Manzoni’s teaching.

However, this false thought had already been stigmatized by Manzoni in Adelchi, where the Chorus of the Third Act read:

And the prize hoped for, promised to those strong,

It would be, or disappointed, to turn the tide,

Of a foreign vulgar to end the pain?

Go back to your superb ruins,

At the embarrassing works of the arid workshops

To the furrows wet with servant sweat.

The strong mixes with the defeated enemy,

With the new lord remains the ancient;

One people and the other is on your neck.

They divide the servants, they divide the herds;

They settle together on the bloody fields

Of a scatter vulgar with no name[3].

Evidently it is a typically (probably not only) Italian malice to sit under the wing of a master in order to enjoy relative tranquility. And be patient if this is accompanied by humiliation, injustice and arrogance; as long as we have a full stomach we will tolerate this too. As said by Anna Lombroso in the aforementioned article, the desire to be basked in the belief that thus one can save oneself from the worst adversities, by crouching in the mediocre lair of irresponsibility, conformity, subordination, will win.

Of course, it is more uncomfortable to be “riotous”, not to bend your shoulders (as I was told at the time), to be considered pseudo-anarchists or rather trade unionists. We preclude the support and friendship (!) of many people … However, discovering how “false” the support and friendship were, based only on a relationship of do ut des.

But I hope that the time is ripe for a rethinking of our society, not only the Italian one. Where we can free ourselves from false idols and life habits that make us slaves even if we think we are very important, the chosen ones, the champions.

The teaching of Armani.

And I hope it even more after reading the letter written by Giorgio Armani to WWD Women’s Wear Daily[4]. I quote an excerpt that I find totally in line with my idea: “This crisis is a wonderful opportunity to slow down everything, to realign everything, to draw a more authentic and true horizon. No more spectacularization, no more waste. (…) This crisis is also a wonderful opportunity to restore value to authenticity (…) The moment we are going through is turbulent, but it offers us the opportunity, truly unique, to fix what’s wrong, to remove the superfluous, to find a more human dimension … This is perhaps the most important lesson of this crisis“.

In all frankness, I already anticipate the comments of some: easy to talk like that with all that money, stop being holy men, and away a litany of insults that I will read with a sad smile.

The sad smile.

The sad smile of those who unfortunately realize how many people still prefer to hide in the mossy atriums, in the falling holes,

in the woods, in the screeching forges,

in the furrows wet with servant sweat (again to quote Adelchi).

But it will still be a smile; that of those who hope despite everything that we all decide, each in his time, to be less servants and finally become men.

[1] German psychologist, sociologist, philosopher, psychoanalyst and academic (1900 – 1980)

[2] https://infosannio.wordpress.com/2020/04/13/immunita-di-grigliata/

[3] https://online.scuola.zanichelli.it/letterautori-files/volume-2/pdf-verde/letterautori_verde_volume2_T11.pdf

[4] https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/14/giorgio-armani-la-lettera-al-mondo-della-monda-io-non-voglio-piu-lavorare-cosi-e-immorale-e-tempo-di-togliere-il-superfluo/5769591/

 

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2 commenti

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  • Bellissimo articolo Piero ! Dall’Avvocato.. è emerso un narratore prima, ora un giornalista… è una scatola cinese …chissà quante sorprese ancora ! Concordo con il senso del tuo articolo , aggiungo che la libertà raggiunge la sua pienezza nell’azione e forse potremo scendere in strada tutti insieme, come stanno facendo in America, in Brasile, .. perchè noi passeggiamo ancora con la museruola intorno a casa ? ci credi tu alla pandemia ?
    Un giorno un fotografo reporter, dopo che lo avevo aiutato a vedere meglio alcune sue ombre e mi stavo preoccupando che per lui fosse troppo doloroso, mi disse ” la consapevolezza mi rende libero ” . Siamo consapevoli che questa pandemia è una pan-pagliacciata, dove vengono contati tra i morti tutti i malati terminali e non abbiamo ancora raggiunto il numero dei decessi che ogni anno si registrano per le influenze ? Siamo consapevoli che nel frattempo continuano a piantare antenne e tagliare alberi per il 5G la cui pericolosità per la salute, già presente con il 3 e 4 G sale vertiginosamente ?
    La consapevolezza rende liberi il coraggio mette in pratica la libertà, l’amore ti permette di scegliere le azioni .

  • Bello, molto bello questo post.
    Vorrei anch’io ricominciare a pensare…
    Troppo spesso a vita, gli impegni, il lavoro ci travolgono, ci consumano e ci distraggono dalle cose importanti…

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